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Frattura Interna

Posted in Literature, Philosophy on January 22, 2011 by Aksyn Elek



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Areth: “Il mondo ride: io piango dentro… Vite sgualcite, sguardi vuoti, ordinaria alienazione: non cogli anche tu il clangore di questo cosmo in necrosi?”

Theros: “Sì, ma ho imparato a conviverci, scacciando l’incombente vacuità dell’umana follia…”

Areth: “Ah, insegna anche a me, te ne prego… Come posso eludere questo aracnico male? Come posso superare questa sorda incomprensione, che mi avvilisce e riduce a un malessere cronico?”

Theros: “Mettiti una maschera… E quando ne avrai la possibilità , tuffati nell’ombra… Al sole cresce il germe malato…”

Areth: “Una maschera… Ahimè, non mi sarà facile respirare!”

Theros: “Imparerai… Proverbio vuole che da necessità sorga virtù… Guardati intorno: non c’è nulla che tu possa fare per sradicare questo male… Dal momento che non puoi combatterlo, impara a conoscerlo, familiarizza con esso, addentrati nelle sue più intime strutture, e, quando ti sentirai pronto, provocane la frattura interna, mordendolo al cuore…”

Areth: “Sembra essere tutto chiaro… Ma dove potrò mai trovare la forza per compiere una simile impresa?”

Theros: “Domanda banale e scontata la tua: dove, se non in te stesso?! T’è mai capitato d’imbatterti nell’imago tuo riflesso, di contemplarla e studiarla a fondo, senza deviarne l’attenzione? Avrai pur avvertito anche tu un ineffabile senso di disagio, quasi quel volto in realtà non ti appartenesse… Ebbene, amico mio, non sempre l’apparenza inganna… Purtroppo, non tutte le rondini riescono a far ritorno al nido… Allo stesso modo, la reale conoscenza delle cose è ai più preclusa…”

Areth: “Il velo di Maya…”

Theros: “Proprio così…”

Areth: “… non otterremo mai alcuna spiegazione se non avremo prima conquistato il completo controllo e la piena comprensione di noi stessi…”





Theros: “Arguta deduzione… Che cosa sai di te stesso?”

Areth: “Tutto e niente…”

Theros: “Cogli allora quest’occasione per estendere i tuoi orizzonti…”

Areth: “In che modo potrei riuscirvi, o maestro?”

Theros: “Inala il dolore, assapora la sconfitta, abbraccia la cattiva sorte, scruta il buio, ascolta il mormorio della morte: diventa tutt’uno col male, senza mai cedervi… Soltanto così ti saranno svelati i misteri dell’Assoluto, dacchè l’umana dimensione congloba due forze opposte e complementari, la cui disarmonica compenetrazione si finalizza in questa vita…”

Areth: “Dunque non possiamo sapere, se non carpendo l’essenza di entrambi i principi, male e bene… Ma come si può essere certi di tutto ciò?”

Theros: “Non esistono certezze, solo supposizioni… Questo dualismo sussisterebbe soltanto nelle sfere inferiori: ho ragione di credere che il regno dell’Assoluto rifletta la perfetta identità tra le due matrici. Ma quale sia il nostro ruolo in tutto ciò, rimarrà per sempre un’incognita… (forse la sola morte può far luce…)”

Areth: “Non possiamo pertanto escludere nulla… Nessuno può dire che cosa ci riservi il ‘Nous’…”

Theros: “Penso non ci sia concesso nemmeno immaginarlo… La nostra mente limitata non ne soddisferebbe i requisiti…”

Areth: “…”


16 Marzo 2010,


Boris Briozzo

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