Archive for the Literature Category

Raccolta di Poesie “Sul treno”

Posted in Literature on January 23, 2011 by Aksyn Elek

 

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Meglio non farsi trascinar dal cuore

 

Gelida la luce dei tuoi occhi,

croccante il sapore delle tue labbra,

melodioso il suono delle tue parole,

potrei quasi dir che questo è amore:

sempre meglio è, ahimè,

non farsi trascinar dal cuore…

 

 

Stridente umana perfezione

 

Stridente umana perfezione,

fendi l’aria, incuti stupore,

spegni il fioco lume della ragione…

 

 

Come limpidi incantevoli riflessi,

come freschi acquosi ricordi,

come vitree fugaci emozioni,

così, ingenuamente, ridesti in me

un arcano profondo estatico

senso di piacere…

 

Puro concentrato di divina essenza,

riaccendi le forze dell’animo,

infondi potenza…

Il tuo è un grido di passione,

stridente umana perfezione…

 

 

Nulla sembra avere senso

 

Nulla di tutto ciò sembra avere senso:

nè l’euforia malata della gente,

nè questo oscuro incerto irrazionale presente,

amori avvelenati da vacui acidi silenzi,

frivoli attimi d’insulsa esistenza,

stordirsi col fumo, con l’alcool, con l’assenzio…

 

Nulla di tutto ciò sembra avere senso:

il tempo corre, avido, indifferente,

e di tante cose poi ci si pente,

la sorda Felicità che provavo ieri,

sghignazza e mi deride oggi, nei momenti più neri…

 

Nulla di tutto ciò sembra avere senso:

niente più sicurezze, fuorchè la sola consolazione

che tutto un giorno nel nulla cesserà,

e di queste sudice umane nefandezze

traccia più non rimarrà.

 

Forse l’unica cosa questa,

che un senso ha…

 

 

(inverno 2009)Boris Briozzo

 

 

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Il Tempo quasi s’arresta

Posted in Literature on January 23, 2011 by Aksyn Elek

 

Il Tempo quasi s’arresta

 

Solo lei non tradisce mai:
la Solitudine…
L’aria è cristallina,
permeante questa luce adamantina…
Si respira aroma di festa,
gli uccellini gorgheggiano
note di dolce allegria,
il Tempo quasi s’arresta…
Eppure tutto stona…

 

25 Dicembre 2009
Boris Briozzo

 

Creature della Notte

Posted in Literature on January 23, 2011 by Aksyn Elek


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Creature della Notte,
prendetemi,
liberate la mia mente,
annientate le mie speranze,
inghiottite i miei tormenti,
soffocate i miei rimpianti,
affogatemi nel Nulla,
perche’ e’ tutto cio’ in cui credo:
nient’altro vedo,
che un’interminabile distesa brulla…

 

Creature della Notte,
avvolgete il mio soffio vitale,
spegnete la fiamma che
lentamente mi consuma,
riaccendete in me
l’istinto animale,
giacche’ il troppo pensare
mi frantuma,
e gelida mi pervade
implacabile questa bruma.

 

Creature della Notte,
instillatemi veemenza,
annebbiate i miei sensi,
trasfondetemi divina
l’arte dell’indifferenza,
dacche’ il Buio e’ piu’ apprezzabile
di quanto non si pensi…

 

12 gennaio 2010
Boris Briozzo

 

Frattura Interna

Posted in Literature, Philosophy on January 22, 2011 by Aksyn Elek



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Areth: “Il mondo ride: io piango dentro… Vite sgualcite, sguardi vuoti, ordinaria alienazione: non cogli anche tu il clangore di questo cosmo in necrosi?”

Theros: “Sì, ma ho imparato a conviverci, scacciando l’incombente vacuità dell’umana follia…”

Areth: “Ah, insegna anche a me, te ne prego… Come posso eludere questo aracnico male? Come posso superare questa sorda incomprensione, che mi avvilisce e riduce a un malessere cronico?”

Theros: “Mettiti una maschera… E quando ne avrai la possibilità , tuffati nell’ombra… Al sole cresce il germe malato…”

Areth: “Una maschera… Ahimè, non mi sarà facile respirare!”

Theros: “Imparerai… Proverbio vuole che da necessità sorga virtù… Guardati intorno: non c’è nulla che tu possa fare per sradicare questo male… Dal momento che non puoi combatterlo, impara a conoscerlo, familiarizza con esso, addentrati nelle sue più intime strutture, e, quando ti sentirai pronto, provocane la frattura interna, mordendolo al cuore…”

Areth: “Sembra essere tutto chiaro… Ma dove potrò mai trovare la forza per compiere una simile impresa?”

Theros: “Domanda banale e scontata la tua: dove, se non in te stesso?! T’è mai capitato d’imbatterti nell’imago tuo riflesso, di contemplarla e studiarla a fondo, senza deviarne l’attenzione? Avrai pur avvertito anche tu un ineffabile senso di disagio, quasi quel volto in realtà non ti appartenesse… Ebbene, amico mio, non sempre l’apparenza inganna… Purtroppo, non tutte le rondini riescono a far ritorno al nido… Allo stesso modo, la reale conoscenza delle cose è ai più preclusa…”

Areth: “Il velo di Maya…”

Theros: “Proprio così…”

Areth: “… non otterremo mai alcuna spiegazione se non avremo prima conquistato il completo controllo e la piena comprensione di noi stessi…”





Theros: “Arguta deduzione… Che cosa sai di te stesso?”

Areth: “Tutto e niente…”

Theros: “Cogli allora quest’occasione per estendere i tuoi orizzonti…”

Areth: “In che modo potrei riuscirvi, o maestro?”

Theros: “Inala il dolore, assapora la sconfitta, abbraccia la cattiva sorte, scruta il buio, ascolta il mormorio della morte: diventa tutt’uno col male, senza mai cedervi… Soltanto così ti saranno svelati i misteri dell’Assoluto, dacchè l’umana dimensione congloba due forze opposte e complementari, la cui disarmonica compenetrazione si finalizza in questa vita…”

Areth: “Dunque non possiamo sapere, se non carpendo l’essenza di entrambi i principi, male e bene… Ma come si può essere certi di tutto ciò?”

Theros: “Non esistono certezze, solo supposizioni… Questo dualismo sussisterebbe soltanto nelle sfere inferiori: ho ragione di credere che il regno dell’Assoluto rifletta la perfetta identità tra le due matrici. Ma quale sia il nostro ruolo in tutto ciò, rimarrà per sempre un’incognita… (forse la sola morte può far luce…)”

Areth: “Non possiamo pertanto escludere nulla… Nessuno può dire che cosa ci riservi il ‘Nous’…”

Theros: “Penso non ci sia concesso nemmeno immaginarlo… La nostra mente limitata non ne soddisferebbe i requisiti…”

Areth: “…”


16 Marzo 2010,


Boris Briozzo

Come Incerto Melpomenico Canto

Posted in Literature on January 22, 2011 by Aksyn Elek



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Cerco di alzare lo sguardo, ma la luce è troppo forte… Accecato, indietreggio, riparandomi all’ombra d’un mesto faggio… Grida strozzate mi torcono l’animo… Mi volto: un cane nero, gli occhi sanguinanti, arranca fievolmente… Lontano odo indifferente il mormorio d’un rivo: mi sta chiamando, come incerto melpomenico canto… Incosciente mi avvicino… Fragoroso ‘l batter d’ali d’un corvo nero, mi fermo, lo squadro… Brilla nell’iride sua un bagliore sinistro, funesto presagio… Quand’ecco che dall’acqua diafana, sorge confusa un’ombra velenosa, l’aere sempre più greve, sempre più intensi e soffocati i guaiti del quadrupede… Mi sforzo di mettere a fuoco quel volto ignoto e consumato, ma quanto più tento, tanto più velocemente piombo in stato catatonico… Ora è più forte, più nitido il suo richiamo… Avanzo, sospinto da forze disconosciute, la fronte imperlata di sudore, il corpo rigido, intorpidito, le mani fredde e tremolanti… Man mano che mi avvicino, più assordante si fa il rombo che pulsa indomito nella mia testa… Scaglie di violacea energia percuotono l’etere, sfidando la materia, cuocendola: radiosa armonia di luce. Strabuzzo gli occhi, avverto attanagliante un senso di nausea, disorientamento, spossatezza, ma non riesco a distogliere il guardo: cacofonica visione!! Quel volto taurino, che all’inizio avrei giurato mi fosse sconosciuto, cominciava ad assumere ora una fisionomia familiare, non per questo meno angosciante… Il corvo gracchia rauco; lentamente nelle mie nari s’insinua odor di putrida morte… E sento vaporoso il fiato caldo della bestia cornuta, brivido acceso di dolore… Cado in ginocchio, spezzato da una ventata di pensieri insani e immagini remote, gli occhi intrisi di porpora, fissi al suolo, ora cosparso di cenere… “Guardami” – soggiunge l’oscuro figuro… Alzo la testa, come pungolato da uno spasimo: “Chi sei??” gli blatero, il tono avvolto da profonda inquietudine; dietro di me il cane nero cominciò a sfregare convulsamente gli artigli a terra, modulando latrati sempre più concitati… “Io…” ruggì, la voce più tagliente di una lama “…io sono il Demonio…”… Una violenta sensazione di freddo mi pervase senza indugio, paralizzandomi… E potei sentire il sangue colarmi abbondante giù dagli occhi e intonare languide note di dolore, al contatto con l’acqua… “No, no… non è vero!!!” scoppiai in un singulto disperato, il labbro inferiore vibrava nervoso… Sentii nuovamente quel dolce canto di donna, ma questa volta non seppi individuarne il luogo d’origine, quasi provenisse da un’altra dimensione… “Il vostro regno è giunto alla fine…” modulò in tono rugginoso, gutturale, trascinando liquosamente le parole… “Cosa???” – bofonchiai con un filo di voce, le mani avvinghiate attorno alla nuca… Uno sciame schiamazzante di corvi annerì il cielo, maligno frastuono cigolante… Calò il Buio: sola risplendeva di luce malata quella sagoma fieramente animalesca… D’un tratto esplode un silenzio soprannaturale; la materia comincia a deformarsi e mi sento lentamente sprofondare, al di là del tempo e dello spazio, oltre ogni umana concezione, in un’altra sfera sensoriale… “Perché???” urlo a squarciagola “Che cosa sta succedendo???”… Ancora quel canto, sembra volermi consolare… “La vostra insignificante esistenza, non merita di proseguire il suo corso…” la testa di toro si pronuncia, solenne… “Non sono bastati millenni di stragi, depravazione e soprusi, a cambiare la vostra natura… Tutto ciò pare quasi averla guastata più di quanto già non fosse marcia… La vostra società crolla a pezzi: ipocrisia, corruzione, decadenza di ogni valore, cieca brama di potere… E’ il trionfo del vizio, il baratro della virtù… Non avete fatto altro che disseminare terrore, lasciando ovunque traccia del vostro venefico progresso, calpestando la natura e la vita in molteplici modi… Davvero ammirevole il vostro impegno proteso a cotale auto-distruzione… Avete invocato il mio nome per tutto questo tempo… Ora eccomi qui, al vostro cospetto, mie sordide creature, risoluto a prendermi ciò che mi spetta e ad aprirvi le porte del mio regno: la Morte…”… Sono rimasto in coma per ben 2 anni… Non ricordo altro…


17 Febbraio 2010,


Boris Briozzo