Come Incerto Melpomenico Canto



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Cerco di alzare lo sguardo, ma la luce è troppo forte… Accecato, indietreggio, riparandomi all’ombra d’un mesto faggio… Grida strozzate mi torcono l’animo… Mi volto: un cane nero, gli occhi sanguinanti, arranca fievolmente… Lontano odo indifferente il mormorio d’un rivo: mi sta chiamando, come incerto melpomenico canto… Incosciente mi avvicino… Fragoroso ‘l batter d’ali d’un corvo nero, mi fermo, lo squadro… Brilla nell’iride sua un bagliore sinistro, funesto presagio… Quand’ecco che dall’acqua diafana, sorge confusa un’ombra velenosa, l’aere sempre più greve, sempre più intensi e soffocati i guaiti del quadrupede… Mi sforzo di mettere a fuoco quel volto ignoto e consumato, ma quanto più tento, tanto più velocemente piombo in stato catatonico… Ora è più forte, più nitido il suo richiamo… Avanzo, sospinto da forze disconosciute, la fronte imperlata di sudore, il corpo rigido, intorpidito, le mani fredde e tremolanti… Man mano che mi avvicino, più assordante si fa il rombo che pulsa indomito nella mia testa… Scaglie di violacea energia percuotono l’etere, sfidando la materia, cuocendola: radiosa armonia di luce. Strabuzzo gli occhi, avverto attanagliante un senso di nausea, disorientamento, spossatezza, ma non riesco a distogliere il guardo: cacofonica visione!! Quel volto taurino, che all’inizio avrei giurato mi fosse sconosciuto, cominciava ad assumere ora una fisionomia familiare, non per questo meno angosciante… Il corvo gracchia rauco; lentamente nelle mie nari s’insinua odor di putrida morte… E sento vaporoso il fiato caldo della bestia cornuta, brivido acceso di dolore… Cado in ginocchio, spezzato da una ventata di pensieri insani e immagini remote, gli occhi intrisi di porpora, fissi al suolo, ora cosparso di cenere… “Guardami” – soggiunge l’oscuro figuro… Alzo la testa, come pungolato da uno spasimo: “Chi sei??” gli blatero, il tono avvolto da profonda inquietudine; dietro di me il cane nero cominciò a sfregare convulsamente gli artigli a terra, modulando latrati sempre più concitati… “Io…” ruggì, la voce più tagliente di una lama “…io sono il Demonio…”… Una violenta sensazione di freddo mi pervase senza indugio, paralizzandomi… E potei sentire il sangue colarmi abbondante giù dagli occhi e intonare languide note di dolore, al contatto con l’acqua… “No, no… non è vero!!!” scoppiai in un singulto disperato, il labbro inferiore vibrava nervoso… Sentii nuovamente quel dolce canto di donna, ma questa volta non seppi individuarne il luogo d’origine, quasi provenisse da un’altra dimensione… “Il vostro regno è giunto alla fine…” modulò in tono rugginoso, gutturale, trascinando liquosamente le parole… “Cosa???” – bofonchiai con un filo di voce, le mani avvinghiate attorno alla nuca… Uno sciame schiamazzante di corvi annerì il cielo, maligno frastuono cigolante… Calò il Buio: sola risplendeva di luce malata quella sagoma fieramente animalesca… D’un tratto esplode un silenzio soprannaturale; la materia comincia a deformarsi e mi sento lentamente sprofondare, al di là del tempo e dello spazio, oltre ogni umana concezione, in un’altra sfera sensoriale… “Perché???” urlo a squarciagola “Che cosa sta succedendo???”… Ancora quel canto, sembra volermi consolare… “La vostra insignificante esistenza, non merita di proseguire il suo corso…” la testa di toro si pronuncia, solenne… “Non sono bastati millenni di stragi, depravazione e soprusi, a cambiare la vostra natura… Tutto ciò pare quasi averla guastata più di quanto già non fosse marcia… La vostra società crolla a pezzi: ipocrisia, corruzione, decadenza di ogni valore, cieca brama di potere… E’ il trionfo del vizio, il baratro della virtù… Non avete fatto altro che disseminare terrore, lasciando ovunque traccia del vostro venefico progresso, calpestando la natura e la vita in molteplici modi… Davvero ammirevole il vostro impegno proteso a cotale auto-distruzione… Avete invocato il mio nome per tutto questo tempo… Ora eccomi qui, al vostro cospetto, mie sordide creature, risoluto a prendermi ciò che mi spetta e ad aprirvi le porte del mio regno: la Morte…”… Sono rimasto in coma per ben 2 anni… Non ricordo altro…


17 Febbraio 2010,


Boris Briozzo




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One Response to “Come Incerto Melpomenico Canto”

  1. 17/02/2010…..una data da ricordare 🙂

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